Il pianalto di Villanova è delimitato , a levante, da una profonda incisione, la Valle dei Savi. Dalla pianura, coltivata sopratutto a cereali, la strada provinciale scende, attraverso boschi e prati irrigui, e raggiunge il fondovalle.

Sotto il profilo geologico, la Valle dei Savi, e il risultato dall'erosione operata, nel corso dei millenni, del torrente traversola che, insieme con altri corsi d'acqua,affluisce nel Tanaro.



Fin dai tempi remoti, i prodotti delle campagne di Villanova e dell'intera piana che si spinge fino ai confini con Poirino e Chieri, venivano lavorati con le tecniche tradizionali, legate all'agricoltura: l'aspetto più importante era la macinazione dei cereali, ma anche la battitura della canapa e la segagione dei tronchi. Per il fabbisogno d'energia, nulla era più utile di un corso d'acqua, meglio ancora, del salto d'acqua originato dal piccolo canale. Per tutti gli abitanti dei borghi della pianura e della collina, la Valle di Traversola è sempre stata il luogo più vicino in cui poter sfruttare l'energia idraulica. Di qui è nata l'opportunità di costruire una serie di mulini, posti sul medesimo canale, per utilizzare il corso d'acqua che scorre sul lato destro della vallata, arricchito dalle numerose sorgenti poste sul fianco della vallata stessa.

I primi documenti che indicano l'esistenza dei mulini della Valle del Traversola, e perciò del Mulino del Casale, risalgono ai asecoli XI - XII, in corrispondenza con il primo fiorire dell'economia agricola e di quella dei centri urbani dell'Astigiano e del Chierese. In quel tempo, Villanova non era ancora stata fondata (lo sarà soltanto dopo il 1248), ma le città d'Asti e di Chieri si accingevanop a divenire Comuni, tra i più ricchi e potenti del Piemonte, anche mediante i commerci, di breve e lunga distanza. Questi Comuni erano tuttavia destinati ad attrarre l'attenzione delle potenze, più o meno vicine: nel 1312 l'Astigiano (e dunque la stessa Villanova), diviene parte della signoria degli Angiò; nel 1342 e Luchino Visconti, Signore di Milano, a prenderne possesso. Nel 1387 il figlio Giangaleazzo Visconti - che ha ampliato e consolidato il suo dominio - assegna la Contea di Asti, insieme a trecentomila fiorini d'oro e all'importantissimo diritto di successione del Ducato di Milano, in dote alla figlia Valentna, che va sposa a Luigi Valois e d'Orlèans, fratello del Re di Francia Carlo 6°.

I decenni, a cavallo tra il XIV ed il XV secolo, sono sufficientemente prosperi per le città e le campagne Astigiane, governate dai Francesi (Asti verrà infatti in possesso di Emanuele Filiberto di Savoia solo nel 1575). Piccola testimonianza del fecondo periodo di governo degli Orlèans e l'opera, che si attribuisce proprio all'iniziativa di Valentina, in favore dei "Mastri Molendini" (cioè dei mugnai di Villanova e delle terre vicine), che ottennero l'aiuto per lo sviluppo ed il completamento di questo piccolo canale, destinato ad alimentare i mulini, ben 6, che nel frattempo erano entrati in attività nella valle dei Savi. Il piccolo ruscello (detto "bealera viva", perchè fornita d'acqua corrente durante tutto l'anno) alimenta tuttora il Mulino del Casale e costituisce appunto un tratto dell'opera, riattata oltre seicento anni fa con il contributo di Valentina Visconti. Il corso d'acqua e costeggiato da un sentiero - che scende dai confini di Buttigkliera d'Asti, attraversa il territorio di Villanova e giunge sino al Comune di San Paolo - lungo quasi tre chilometri e quasi tutto tra pioppeti e boschi (frassini, roveri, ontani, robinie, olmi, salici, farnie, aceri e ciliegi selvatici).

Nella "bealera", sono presenti pesciolini (alborelle, lasche e barbi), gamberi d'acqua dolce (astacus fluviatilis) mentre nei boschi, durante l'autunno, non e raro di imbattersi in qualche cercatore dei pregiatissimi tartufi bianchi.

In questo ambiente si inserisce il Mulino del Casale, azionato da una grande ruota di ferro, di costruzione ottocentesca, che ha sostituito quella più antica, di legno. Il diametro e di mt. 4.20 ed è capace di generare una potenza di sei cavalli.

Gli impianti di macinazione dei grani (anticamernte esisteva anche una sega per il legname) sono 4. I due più moderni, dell'inizio del '900, vengono chiamati laminatoi: in essi si macinava il frumento, per la farina bianca,la semola, eccetera. I due più antichi in pietra, sono detti palmenti. Essi erano utilizzati, negli ultimi decenni, soltanto per il granoturco. Consistono di due pietre (dette "di Francia", provenienti dalle cave di La Fertè - Orlèans): l'inferiore fissa e la superiore rotante. Il cereale, attraverso un foro posto in alto, al centro del palmento, penetra tra le due pietre e viene macinato.

La tecnica di questo mulino risale , in gran parte, agli ultimi decenni del '700 e all'inizio dell' '800; per le sue caratteristiche, era il più efficente della vallata ed il più accessibile con i carri e, più recentemente, con i trattori. Ciò gli ha consentito di lavorare fino al 1993. Tutti gli altri mulini, a partire dalla fine dell' '800 cominciarono ad essere smantellati, ed oggi esistono soltanto i resti di alcuni degli antichi edifici.

La storia più recente del Mulino del Casale vede i Fratelli Ferrero, da sempre semplici affittuari, farne acquisto dal Comune di Villanova. Si è nel 1919 e, da allora, il Mulino rimane di proprietà della famiglia Ferrero, detto "Cichinot", classe 1909, artigiano industrioso ed innovatore, padrone di tutte le tecniche dell'arte molitoria. Egli sapeva scalpellare a regola d'arte la pietra delle macine, costruire i denti di legno per le macine riparare i dispositivi meccanici ed elettrici, mantenere l'efficenza del sistema idraulico. La notorietà del mulino nei tempi più recenti, era proprio connessa alla figura dell'ultimo mugnaio. La sua capacità di "mandare avanti" queste macchine antiche, quale erede di una cultura tecnica e di una tradizione plurisecolare, ha portato sino a noi la testimonianza che è negli stessi oggetti che costituiscono questo mulino.